Il magazine

sui luoghi

dell’editoria

PROGETTO

ARTICOLI

SCRIVICI!

27-09-2017

Articolo a cura di Francesco Forlani

Non tutti siamo ossessionati

dal baseball o dalla pesca, però tutti

siamo ossessionati da noi stessi.

Siamo il nostro Hobby preferito.

Esperti di noi stessi.

Chuck Palahniuk

 

Sono passati tre anni dalla pubblicazione del mio articolo che tanto ha fatto infuriare i ragionieri del sistema cultura. Nessuno, ripeto nessuno di questi zelanti impiegati della letteratura da timbrare con il cartellino, una vera minoranza e peraltro assai privilegiata  nel mondo culturale, ha dimostrato la benché minima percezione di far parte di un regno delle ombre, loro, paladini di parole svuotate di senso come certe eredità insperate che si sono sperperate in questi decenni di midcult e di magnifiche operazioni radical kitsch degne della peggiore delle repubbliche di Salòt. Tutti attaccati alle loro sedioline Ikea con le brache calate alla ineffabile necessità del mercato, a spartirsi le briciole di colazioni posticce e fuori ogni tempo massimo di scadenza. Eccoli, tronfi, i peggiori della mia generazione occupare le università e i posti che furono dei nostri maestri.

Quando penso a loro, quando leggo i loro j'accuse all'acqua da vie en rose sulle magnifiche terze pagine della nostra stampa nazionale, ripenso a una delle più belle canzoni di De Andrè:

 

voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio

con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio

voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti

per l'Amazzonia e per la pecunia

nei palastilisti

e dai padri Maristi

voi avevate voci potenti

lingue allenate a battere il tamburo

voi avevate voci potenti

 

Ma se nessuno paga è solo un hobby per ricchi.

 

Quando ho letto questa cosa mi sono girati i coglioni per due ragioni. La prima è d'ordine classista visto che un'affermazione del genere esclude a priori che i poveri possano avere un hobby.

La seconda è che dalla mia esperienza nel favoloso mondo della cultura ho imparato che generalmente sono quasi sempre i ricchi ad essere pagati, di più e in tempo. Se si compilasse una vera cartografia del mercato degli operatori di cultura ce ne accorgeremmo subito, dati alla mano di chi lavora nel mondo culturale dietro compenso. A proposito di tale mercato ci sono tante di quelle incongruenze tra formazione e lavoro, la strabordante offerta rispetto alla risibile domanda che non ci si può poi meravigliare più di tanto del tradimento delle vocazioni.

Racconta Mauro Pagani: Quando il disco fu terminato Fabrizio se lo portò a casa e dopo qualche giorno mi telefonò. «Manca qualcosa, è tutto bello ma un po' troppo leggero, manca quello che pensiamo davvero di tutto questo, manca quello che purtroppo ci è accaduto». Così anche a noi.

TORNA SU

Fronteretro magazine – Tutti i diritti riservati © 2017