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Nel numero 1 de “Il lume a gas. Giornale della sera”, lunedì 8 novembre 1847, un “foglio”, composto da quattro massimo sei pagine, uno dei tanti giornali pomeridiani che si pubblicavano a Napoli, appare uno strano commento.

La città era allora la capitale del Regno delle Due Sicilie, sede di storici atenei e aveva il ruolo di grande centro unificante per la stampa e il commercio dei libri.

Su quel giornale, tra le firme E. Rocco, F. Mastriani…, in prima pagina si legge una sarcastica e polemica presentazione della sottoscrizione dei libri e delle opere a dispense difficile da capire:

«Se in Italia non diventiamo tutti bibliofili, ciò dipende da una decisa cattiva volontà… Solo coloro che non sanno leggere saranno dispensati dall’obbligo di formarsi una biblioteca…» Questo commento è una reazione inspiegabile a una novità che, in quegli anni, cominciava a diffondersi, poi dalle sottoscrizioni si sarebbe passati conseguenzialmente alla vendita dei libri a rate.

Questo preambolo per dire come invece, oggi, in breve tempo, poco più di un decennio, sono venute a mancare tra le tante occasioni e possibilità, anche la risorsa rappresentata dalla vendita rateale per chi desidera formarsi una biblioteca domestica.

Così oggi la forte accelerazione dello sviluppo produttivo dell’editoria, da artigiana a industriale, fino a raggiungere i livelli odierni, caratterizzati dalla forte finanziarizzazione dell’industria editoriale, direi di concentramento finanziario continuano a svuotare quelle pratiche del sapere. Noi proveremo a dare il nostro minimo contributo.

Nel 1984 ho fondato, a Napoli, la libreria Dante & Descartes, negli anni Novanta all’attività della libreria ho affiancato quella editoriale, ripetendo il modello di libreria-editrice, che alla vendita univa la produzione di libri. L’intenzione era ed è essere responsabile e protagonista di una quota dei libri che mette in vendita.

Da allora sono stati anni febbrili e difficili, con la volontà di vendere consapevolmente e allo stesso tempo fare e offrire buoni libri, realizzati con una grande attenzione. È un’impresa, quella dei libri, che non ha mai smesso di appassionarmi, ma che però deve fare i conti spesso con una congiuntura non sempre favorevole, come sanno le tante librerie che hanno chiuso per cause che non sempre vanno addebitate a chi le gestiva. Così oggi registriamo una desertificazione del tessuto urbano produttivo e culturale, della quale non abbiamo ancora piena consapevolezza. Dante & Descartes, invece, con misura e tenacia, benché con pochi mezzi a disposizioni, piano piano, libro dopo libro, è riuscita a pubblicare un discreto catalogo di cui vado fiero.

La libreria indipendente è una gran fatica, lavoriamo in più ambiti dall’antico al nuovo e in questi anni si è rivelata una strategia di “resistenza” più che vincente. Si dice che l’arte non partorisce, ed è vero, valga però l’eccezione, perché ho avuto la fortuna dell’aiuto di mio figlio, Giancarlo, non dipendente, ma collaboratore libraio ideale e appassionato. Oggi una libreria indipendente per grande che sia, ricca di quel capitale che mescola esperienza, scorte librarie e capitali finanziari, ha proporzioni comunque piccole a fronte di un’industria editoriale che è un gigante dai piedi d’argilla, sempre più interessata solo alla quantità e sempre meno alla qualità.

Un’industria finanziaria più che culturale, interessata più ai libri come oggetti di consumo, come saponette, che ai libri come strumenti di miglioramento e superamento del lettore che ha la virtù di incontrare.

Un’industria finanziaria che ha realizzato un mercato editoriale-finanziario che pur di ridistribuire dividendi ai propri azionisti proietta le sue intenzioni produttive oltre la cultura e il suo reale mondo culturale, lambendo ambiti quali lo sport, lo spettacolo e altri potenziali segmenti di mercato.

Troppe volte abbiamo assistito allo scaricare le inefficienze  deficienze di questo sistema sulle librerie indipendenti. Discorso a parte merita il prezzo del libro e l’uso scolastico e universitario, dove è mancata una seria programmazione e latita la legislazione per un paese civile. Oggi si tollera una ingiustificata reprografia dei libri, reato che ha già distrutto la fragile filiera che dall’autore al correttore al redattore al tipografo dovrebbe arrivare alla libreria. Per non parlare del grave e ingiustificato ritardo delle normative fiscali che concedono privilegi al grande concorrente Amazon.

Un tentativo per migliorare questo brutto quadro può esser continuare a vendere e a produrre buoni libri. Noi l’abbiamo sentita come missione possibile.

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